di Danilo De Marco

La grande casa in cui vive Álvaro Mutis si trova in una strettoia proprio all’inizio di una ripida salita che va verso i quartieri più poveri di Città del Messico. È Álvaro in persona che viene ad aprirmi al portone. Un largo sorriso accompagnato da uno stato di leggera ansia. Mi prega di seguirlo e si affretta verso casa, in fondo al giardino. Apre un armadietto con doppio fondo. Prende una bottiglia quasi piena di grappa Nonino e si dirige verso il salotto. Due bicchieri e mi dà il benvenuto. Dice che non gli piace bere da solo e in ogni caso non dovrebbe… «Se lo scopre mia moglie, sono finito. E lei sta per rientrare». Gli occhi vivaci da marachella infantile dicono tutto. Una foto non può non starci. Ora riposa nel mio archivio. Álvaro è un uomo spassoso, esuberante. Mentre mi mostra una foto del Re di Spagna Juan Carlos nel suo salottino personale mi dice: «sai io mi sento monarchico…» poi mi guarda e, di fronte alla mia perplessità, ride facendo vedere tutta la sua dentatura. E aggiunge: «sì certo, ma un monarchico anarchico».
Álvaro cambia la rosa accanto al ritratto di Juan Carlos quasi ogni giorno. Si dice che in altri tempi avrebbe voluto essere il giullare di corte… Poi poco più in là, un ritratto di Marcel Proust e subito sopra le scale un grande ovale ottocentesco, un olio che ritrae un’odalisca nuda. «È quello che preferisco» mi dice sornione.
Nel 1956 Mutis lascia la Colombia ricercato dalla polizia perché accusato di peculato nei confronti della ditta per cui lavora, la Esso, e si esilia in Messico. Nel 1959 viene arrestato e passa 15 mesi in attesa di giudizio nel terribile Palacio Negro di Lecumberri, a Città del Messico. In carcere tiene un diario che poi sarà pubblicato con il titolo Diario di Lecumberri. Fantastico! Quando esce ha trentasei anni e un’esperienza profondamente dolorosa che gli cambia la vita. È convinto che «non possiamo giudicare i nostri simili» e questa è la certezza essenziale che guida i viaggi e le imprese del suo alter ego poetico, Maqroll el Gaviero. Nel 2001 viene insignito del
premio Cervantes.

Tratto da “I tuoi occhi per vedermi”
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DANILO DE MARCO
I TUOI OCCHI PER VEDERMI
a cura di Arturo Carlo Quintavalle
Testi di
Danilo De Marco
Fulvio Dell’Agnese
Gian Paolo Gri
Arturo Carlo Quintavalle
FORUM 2018
Editrice Universitaria Udinese Srl
ISBN 978-88-3283-068-2