di Danilo De Marco

Prima ancora di incontrarla avevo sentito parlare di lei da Sergio Cocetta, scultore e partigiano a vita. Un sodalizio questo, tra Dora e Sergio, che li vede uniti nel creare artistico della fine degli anni Cinquanta e inizio anni Sessanta. Lunghe serate di un esistenzialismo oramai troppo lontano. Con Dora ci incontriamo a Cividale del Friuli, nel suo atelier del centro storico. Prima ancora di essere un’artista, Dora Bassi è un’intellettuale molto consapevole delle ragioni che sostengono il suo lavoro in pittura e scultura. Dopo aver frequentato l’Accademia di Venezia e dopo le prime esperienze pittoriche legate alla suggestione delle avanguardie del Novecento, specialmente Kandinskij, nei primi anni Cinquanta espone con gli artisti del gruppo Neorealista friulano, tra i quali afferma una precisa individualità poetica.
All’inizio degli anni Sessanta, come altri in Friuli – Giorgio Celiberti, Carlo Ciussi, Nane Zavagno, Mario Baldan, Nando Toso (mentre Afro e Mirko Basaldella operavano già da tempo lontano dal Friuli, in posizione d’avanguardia internazionale) – è attratta dall’informale, la corrente che ormai domina il linguaggio della pittura in tutto il mondo. Nei primi anni Settanta è assistente di Dino Basaldella all’Accademia di Brera, lavora con il ferro e l’acciaio, lavora con immagini, disegnate o dipinte, che si specchiano entro parallelepipedi di metallo lucido, con risultati di forte autonomia espressiva.
Gli ultimi anni sono segnati dal forte ritorno a una pittura di ordine sostanzialmente espressionista, tuttavia fermato entro una pacatezza che le deriva dalla tradizione italiana. In questa fase vari autoritratti sono, oltre che tra le opere migliori, anche approfondita riflessione sul suo percorso artistico ed umano.
Scrive di questi ultimi anni: «…blu, viola, verde, pervasi da una luce fredda, che non intende affermare nulla se non l’incanto del mistero. Una luce mai diffusa, né abbagliante, ma sommessa, simbolo della realtà cui alludo e che, soprattutto, non mi prefiggo di svelare».

Tratto da “I tuoi occhi per vedermi”
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#defigurazionepn #mostrapordenone

DANILO DE MARCO
I TUOI OCCHI PER VEDERMI
a cura di Arturo Carlo Quintavalle
Testi di
Danilo De Marco
Fulvio Dell’Agnese
Gian Paolo Gri
Arturo Carlo Quintavalle
FORUM 2018
Editrice Universitaria Udinese Srl
ISBN 978-88-3283-068-2