di Danilo De Marco

Una sera a Milano durante una delle conviviali cene che mi regala spesso il mio amico artista Gianluigi Colin, sento parlare di Giancarlo Vitali e di una sua prossima grande mostra. Colin è amico del figlio, Velasco Vitali, anch’egli artista. Lo chiamiamo telefonicamente e il contatto è fatto. Velasco mi attende a Bellano, sulla sponda lecchese del lago di Como, dove suo padre vive da sempre. Mi dice subito che dovrò avere pazienza. Suo padre si alza tardi e non è detto che abbia la giornata giusta. Ma ci proviamo. Entriamo in casa, andiamo nel suo studio e mentre lo attendiamo mi si apre un mondo. «Avanti ai nostri occhi increduli, esaltati ed esterrefatti…» rimango fulminato. Uomini e donne del suo paese, borgo di poche anime: il farmacista, il prete, una donna che spenna un pollo. Ritratti di un’umanità silenziosa, spesso umile, dimenticata, ma straordinariamente viva e ora consegnata a un tempo infinito grazie a una pittura sublime, densa di malinconica ironia e di ‘materico splendore’. Personaggi ‘marginali’ che Vitali riesce a restituire nella loro identità universale. E poi, i dettagli di un mondo fatto di cose semplici: un girasole, un gatto, un piatto
ricolmo di pesci, un coniglio scuoiato, il tavolo alla fine di un banchetto. E penso a Van Gogh, al suo tormentato mondo interiore. Ai suoi girasoli, il dottor Gachet, il mandorlo in fiore, i mangiatori di patate, il postino, i contadini, il ritratto di Marguerite al pianoforte, gli autoritratti. «Personaggi e situazioni dell’animo, in transito verso luoghi ignoti, sorpresi dalla luce abbagliante dell’arte. Non la luce fluorescente dei tubi al neon dei videogames…» scrive Antonio Tabucchi a proposito di Vitali. Giancarlo Vitali è autodidatta. Figlio di una famiglia di pescatori di lago, di natura schiva e introversa.
Sento arrivare qualcuno. Nella stanza attigua si staglia una figura d’uomo leggermente curvo e dal passo lento. È Giancarlo Vitali. Ci salutiamo guardandoci negli occhi. Velasco ci abbandona subito al nostro destino. Rimaniamo soli. Va tutto bene. Non servono molte parole.

Tratto da “I tuoi occhi per vedermi”
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DANILO DE MARCO
I TUOI OCCHI PER VEDERMI
a cura di Arturo Carlo Quintavalle
Testi di
Danilo De Marco
Fulvio Dell’Agnese
Gian Paolo Gri
Arturo Carlo Quintavalle
FORUM 2018
Editrice Universitaria Udinese Srl
ISBN 978-88-3283-068-2