di Danilo De Marco

A Budapest, sotto lo sguardo vigile di una statua di Sofocle, suo mentore, Miklós mi fa visitare la sua nobile e grande casa dagli altissimi soffitti. Drammaturgo impareggiabile, inizia a recitare con voce da tuono che rimbalza e fa eco nel vasto spazio. Versi della ribelle, inquieta e romantica poesia magiara che ama profondamente: Sándor Petöfi, Endre Ady, Gyula Krúdy, István Vas. Hubay ha un portamento aristocratico. Mani legnose. Occhi azzurro ghiaccio chiusi da un bel volto d’anziano che rimanda a una intensa e affascinante bellezza giovanile.
Nasce a Nagyvárad (oggi Oradea) mentre l’Impero austro-ungarico si dissolve e l’Ungheria viene privata di due terzi del suo territorio. «Se un piccolo ragazzo comincia la sua vita e crescendo scopre di appartenere a una minoranza, non può più scordarsi di questa condizione… e mentre la mia città passava alla Romania, mio padre mi lasciava, colpito dall’influenza spagnola. Come non essere segnati da tutto questo… la pulizia etnica era già iniziata». Tutta l’opera di Miklós arriva dal cuore della tragedia greca e la scena tragica si muove dentro l’individuo e dentro la storia, dentro la disumanità dell’umanità.
Nel 1942 Miklós ha ventiquattro anni. Al Teatro Nazionale di Budapest si rappresenta il suo primo dramma: Senza eroi. Con l’incalzare della guerra ripara in Svizzera. Rientra in Ungheria a guerra finita. Pare l’inizio di una grande carriera artistica. Ma nel 1956, in sole ventiquattro ore il suo destino cambia con l’arrivo dei carri armati sovietici. Viene messo al bando e i suoi drammi vengono tolti dai cartelloni teatrali. Nel 1972 gli viene offerta la cattedra di Letteratura ungherese a Firenze e Hubay si trasferisce in Italia. Nel 2000 ai ‘Colonos’, in Friuli, presenta in prima assoluta un dramma scritto in ungherese molti anni prima, su una piccola lingua scomparsa. Il dramma sarà tradotto in diretta dall’ungherese in italiano e contemporaneamente in friulano, altra piccola lingua. Un’esperienza unica, ricorderà Miklós prima di affrontare il suo ricovero ospedaliero.

Tratto da “I tuoi occhi per vedermi”
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DANILO DE MARCO
I TUOI OCCHI PER VEDERMI
a cura di Arturo Carlo Quintavalle
Testi di
Danilo De Marco
Fulvio Dell’Agnese
Gian Paolo Gri
Arturo Carlo Quintavalle
FORUM 2018
Editrice Universitaria Udinese Srl
ISBN 978-88-3283-068-2