Perché Danilo fotografa certe persone e non altre? E cosa cerca negli occhi delle persone che ha scelto?

2018-02-23T11:36:07+00:00 7 febbraio 2018|

di Gianni Zanolin

Qualche volta ho avuto il raro privilegio di osservarlo mentre lavora. Credo di conoscere il suo sguardo sul mondo e sugli altri. Raramente Danilo sceglie sulla base di una suggestione visiva. Non ha canoni estetici rigidi, anche se entrando nella sua casa si intuisce facilmente che ha maturato una sua idea di eleganza. E non mi pare che attribuisca al corpo ed alle posture fisiche delle persone un valore esclusivo, nella scelta dei soggetti da fotografare. Il suo processo di selezione è più complesso, pretende una conoscenza non semplice, mai banale. Gli sono importanti sia la narrazione che la persona dà di se stessa, nei contenuti e nei modi, che quelle che gli altri danno di lei. Per lui è inoltre fondamentale vedere e constatare il fare degli individui e dei gruppi, per comprendere. E il “fare” non è solo arte, o letteratura, o poesia. Sono le scelte che ognuno ha compiuto nella vita, anche in un suo passaggio. È il tuo schierarti dalla parte dei deboli e degli ultimi o dall’altra parte, in cerca di privilegi. È la qualità del sogno dei deboli: costruire un mondo giusto, o condividere i privilegi di pochi?

A Danilo piacciono quelli che hanno speranze di riscatto non solo per sé ma per tutti, le manifestano e ne suscitano. Li seleziona così, umili o famosi che siano, analfabeti o grandi intellettuali, protagonisti di lotte sociali e politiche o anche persone semplici ma capaci di tenaci testimonianze, portatori coerenti di ricordi ed impegni a suo tempo assunti e poi continuati con coerenza.

È questo complesso processo sociale, politico, culturale ed estetico che conduce alle sue foto. È un fotografare ragionando, raziocinante.

Per questo Danilo usa esclusivamente il bianco e nero: il processo di selezione che compie ha infatti necessità di una sintesi estrema e, questa sì, estetizzante. Il bianco e nero ottenuto attraverso le pellicole e le tecnologie analogiche non è, nelle foto di Danilo, una riduzione, bensì un’ulteriore sintesi alla ricerca di ciò che è essenziale. È il più importante mezzo e spazio estetico utilizzato nello scavo compiuto sulla persona, sulla sua vicenda.

“Dammi gli occhi” è un’espressione che usa mentre ritrae. Se ne può sorridere, abusata com’è da certa letteratura e cinematografia. Ma va compresa: “Fammi vedere il mondo con tuoi occhi, consentimi di ampliare la visione del mondo che oggi è consentita ai miei occhi”. C’è una sua foto straordinaria, fatta nel deserto di Gibuti. Alcuni profughi etiopi in fuga hanno attraversato un deserto infernale e lui li intercetta. Fatiche, disperazione, speranze, disagi estremi, fame ed illusioni si sono accumulate in quelle povere persone e si esprimono nei loro occhi. Danilo li ritrae ed osservando la foto noi vediamo che nei loro occhi un effetto straordinario di luce riflette il fotografo e dietro a lui un tratto di deserto che hanno ancora davanti e che, a breve, si concluderà. Là, in porto, cercheranno la nave di un trafficante che li conduca lontano. Ma quel fotografo che si riflette nei loro occhi è un segno: ce l’hanno quasi fatta.

È questo, in fondo, il sogno più bello e vero di Danilo: essere lui stesso un segno di speranza, restituire grazie alle sue foto fiducia nel futuro, contribuire alla speranza delle persone che fotografa. Ed alla nostra, mentre ammiriamo le sue foto.

Ed è per questo che la Fondazione Ottone Zanolin ed Elena Dametto ha deciso di promuovere una grande mostra dei ritratti fotografici di Danilo De Marco, per dare a tutti , ancora una volta, un’opportunità di speranza.

Una mostra promossa da
in collaborazione con
con il sostegno di
con la partecipazione di
Dimore Concept | Regional Store | Galleria Due Piani | Vicentini Orgnani Vini di natura | San Gregorio Caprini artigianali | Dardago Fior di Zafferano | Armo 1191 - Arnica Montana Piancavallo | Birra Galassia