di Danilo De Marco

Peter Handke è il grande scrittore austriaco della ‘durata’ e della sceneggiatura del famoso film Il cielo sopra Berlino, con la regia di Wim Wenders. Entro in casa di Handke, nella periferia di Parigi, ai margini della foresta di Meudon. Le tracce della vita della foresta con cui confina un muro di cinta della casa conquistano subito lo sguardo: noccioline raccolte e messe assieme in un minuto nido; ghiande e castagne vestite ancora da punte aguzze; bacche, numerosissimi peduncoli di eucalipto sistemati sopra i sottobicchieri della birreria praghese U Zlatého Tygra, tanto cara a Bohumil Hrabal. Piccole composizioni nate dall’accostamento di radici accanto a cuscinetti di muschio. Piume grigie e blu staccatesi dalla cute di svariate qualità di pennuti, dislocate a grappoli o solitarie, un po’ dappertutto. Piccole mele allargate sul pavimento a fare da tappeto, e poco più in là un grande paniere di funghi.
Attorno, libri. Sparsi sul pavimento, aperti sopra gli sgabelli o impilati accanto alle pareti. Rocchetti di filo multicolori in piccole montagnole e su un minuscolo tavolino in fondo alla stanza due gradini più alta, mille matite colorate e qualche pagina manoscritta e disegnata.
Un giorno mi è accaduto di attendere Peter al cancelletto di casa. Sta rientrando da una delle sue puntuali esplorazioni nel bosco. Pastrano grigio antracite che lo avvolge fino alle caviglie. Foglie minuscole sulla cuffia di lana in cui ha totalmente infilato testa e parte della fronte e da cui escono lunghe e rade ciocche di capelli impiastricciate, come segni di matita, sulle gote umide. Sembra uscito dal labirinto di Pan, con lo sguardo di chi in quel labirinto si è perso e poi ritrovato. Mi saluta da muto.
Quando ci incontriamo al bistrot di Montparnasse, quasi sempre lo stesso, il ritmo del dialogo è dato soprattutto dai silenzi, o meglio da una linea d’ombra del pensiero che prima di esprimersi è allertato su quello che si può dire o si deve dire, e su quello che è meglio ignorare.
Come se le cose, ugualmente, nonostante le nostre speranze, dovessero andare per la loro strada.

Tratto da “I tuoi occhi per vedermi”
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#defigurazionepn #mostrapordenone

DANILO DE MARCO
I TUOI OCCHI PER VEDERMI
a cura di Arturo Carlo Quintavalle
Testi di
Danilo De Marco
Fulvio Dell’Agnese
Gian Paolo Gri
Arturo Carlo Quintavalle
FORUM 2018
Editrice Universitaria Udinese Srl
ISBN 978-88-3283-068-2